venerdì 1 marzo 2013

Parole di Rassicurazione - Marzo 2013

Questa settimana non vogliamo inviarvi troppo materiale su cui riflettere. Vi lasciamo solo qualche frase...


A volte non lo si riesce proprio a vedere eppure sembrerebbe così semplice: dobbiamo imparare il linguaggio d’amore principale del nostro coniuge.

Un primo linguaggio è quello di usare parole costruttive. Parole di rassicurazione, di apprezzamento. Sì i complimenti verbali sono dei potenti mezzi per comunicare amore. Sicuramente incentivano l’altro molto più dei mugugni. Per qualcuno è questa la strada principale per “riempire” meglio il suo serbatoio d’amore emozionale. Proviamo a fare un complimento ogni volta che il coniuge fa qualcosa di bello! L’amore non ha come obiettivo ottenere dall’altro ciò che vogliamo noi, ma chiede di operare in vista del bene della persona che amiamo.

Buon fine settimana

venerdì 8 febbraio 2013

I Cinque Linguaggi - Febbraio 2013

Ciascuno di noi comunica in modo diverso. Non si può dire che una forma di comunicazione sia migliore dell’altra. Il problema è : come si fa ad ascoltare ciò che l’altro sta dicendo se parla in modo diverso dal nostro? Ovviamente dobbiamo imparare “un’altra lingua”. Gary Chapman ha scritto un libro molto curioso sui 5 linguaggi dell’amore. In sintesi lui spiega che ci sono 5 modi tramite i quali possiamo comunicare il nostro amore. Ognuno di noi ha un linguaggio preferenziale che tuttavia pensa essere l’unico. E’ come se avessimo imparato un solo dialetto e pensassimo che tutti coloro che ci circondano lo debbano per forza conoscere e capire. La realtà è invece fatta di 5 dialetti base che tutti noi siamo in grado di utilizzare, anche se abbiamo un modo preferenziale di comunicare e desideriamo che l’amore ci venga “trasmesso” in tale modo.
 
I cinque linguaggi sono:
  1. Parole di rassicurazione
  2. Momenti speciali
  3. Ricevere regali
  4. Gesti di servizio
  5. Contatto fisico
 
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Genesi 11,1-9
 
1 Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. 2 Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l'un l'altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. 4 Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. 6 Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. 7 Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro». 8 Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. 9 Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.
 
 
 
 

venerdì 4 gennaio 2013

Concerto della Banda di Palmanova - 6 Gennaio 2013


Approfitto della mail per invitare tutti al concerto della Banda Cittadina di Palmanova che si terrà domenica 6 pomeriggio alle 16:00 presso il teatro Modena. Venite numerosi e portate gli amici ... ci terremmo ad avere una bella partecipazione e faremo del nostro meglio per fornire un bello spettacolo! Per info anche sulle altre iniziative: www.bandapalmanova.it

Ancora buon anno a tutti e a presto!

"La Tenerezza" - Gennaio 2013

Come concordato nel corso degli incontri di settembre e con il fine di "anticipare/agevolare" la riflessione in coppia, provvediamo ad allegare il testo introduttivo e la traccia della Parola relativa alla serata dal tema La Tenerezza, che si terrà il giorno 9 novembre p.v.:

LA TENEREZZA

Ripercorrendo gli anni trascorsi insieme viene a volte da chiedersi: cosa è che ci ha sostenuti e aiutati durante tutto questo tempo di vita comune per affrontare con serenità e coraggio le evenienze e gli imprevisti, ma soprattutto la quotidianità, fatta di piccole cose e ripetitività? Certamente l’Amore, che ci ha convinto a suo tempo di poter realizzare con il matrimonio, un progetto di vita. Nel fluire del tempo, ci siamo accorti che assume importanza fondamentale lo spirito di disponibilità. Ognuno di noi ha infatti un proprio carattere ed una propria formazione. Inoltre il carattere stesso può subire nel tempo modificazioni. Possono quindi verificarsi tra di noi notevoli divergenze di pensiero e di criterio di valutazione.

Lo spirito di disponibilità è già presente nella persona ed è attivato dalla tenerezza, espressione dell’Amore, dal desiderio del dono e dall’avvertire, a volte un po' oscuramente, che l’altro può avere bisogno di te. E’ un aiuto insostituibile nel matrimonio. La vita familiare, richiede importanti impegni comuni, il mancato rispetto dei quali porta ad incomprensioni e rottura; non devono però essere annullate o ridotte certe peculiari caratteristiche dell’individuo. Cosa c’è di più bello che comprendere a fondo le aspirazioni dell’altro e aiutarlo a realizzarle?

La tenerezza è la forza più umile, eppure è la più potente, per cambiare il mondo. Non è debolezza, ma forza che sboccia solo in un cuore libero, capace di offrire e ricevere amore. È la manifestazione di due esigenze fondamentali del cuore: desiderare di amare e sapere di essere amati. L’amore nella tenerezza fa sentire l’accoglienza totale della persona amata, facendo gustare la gioia della vicinanza. Una persona non può dirsi adulta se non si sforza di acquisire questo modo di essere e di sentire, che la rende affettuosa, rispettosa, capace di meravigliarsi di fronte al mondo e alla vita, sinceramente partecipe delle gioie e delle sofferenze.

È diffusa l'idea che la tenerezza rappresenti una connotazione quasi solo femminile o comunque poco maschile: qualificante per la donna e squalificante per l'uomo. È un pregiudizio infondato, che va rimosso con energia. Sarebbe come dire che la sensibilità e la capacità di esprimere affetto, l'attenzione alla vita, la dolcezza o la delicatezza sono realtà negate all'uomo. La tenerezza è un cuore palpitante, accogliente, capace di compassione, di benevolenza e di amicizia gratuita. La tenerezza si oppone a due atteggiamenti esistenziali molto diffusi e quasi sempre connessi tra loro: la durezza di cuore, intesa come barriera, muro, rigidità, chiusura mentale, e il ripiegamento su di sé come egocentrismo, incapacità di rivolgersi all'altro diverso da sé, rifiuto di dialogo e di scambio.

La tenerezza misura il grado di umanità raggiunto. La tenerezza come "forza dell'umile amore" è l'umiltà di accettare sé e i propri limiti, facendosi teneri con se stessi; è l'umiltà di accettare gli altri per quello che sono, con bontà di cuore e generosità, facendosi teneri verso di loro. La tenerezza non è per i pavidi o i vili, ma per i forti, per coloro che sono capaci di generosità e di responsabilità.

L’argomento tenerezza, è particolarmente rilevante per la sessualità e per la sua realizzazione in forma pienamente umana, in grado di superare il rischio di una sua riduzione a sola genitalità. La tenerezza offre dunque quello che la sessualità da sola non può dare: offre il senso della meraviglia e della gratuità, la spiritualità dell'amore e della comunione, la gioia stupita dell'incontro. Nella tenerezza, la sessualità conserva la freschezza di un amore sempre colmo di novità. Accettare la tenerezza vuol dire muoversi in una direzione opposta alla cultura di oggi tutta ripiegata sul fare e non sull’essere, una cultura senza stupore; una cultura dove il sapere coincide con il potere, il potere con l’avere e l’avere con l’affermazione narcisistica di sé.

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Osea 11
Quando Israele era giovinetto,
io l'ho amato
e dall'Egitto ho chiamato mio figlio.
Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d'amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
Il mio popolo è duro a convertirsi:
chiamato a guardare in alto
nessuno sa sollevare lo sguardo.
Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Come potrei trattarti al pari di Admà,
ridurti allo stato di Zeboìm?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
Non darò sfogo all'ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò nella mia ira.
Seguiranno il Signore

ed egli ruggirà come un leone:
quando ruggirà, accorreranno
i suoi figli dall'occidente,
accorreranno come uccelli dall'Egitto,
come colombe dall'Assiria
e li farò abitare nelle loro case.
Oracolo del Signore.

Buona riflessione...

e buona serata.

domenica 2 dicembre 2012

Ascoltare: una scelta, una decisione - Dicembre 2012

Come consuetudine in questo nuovo anno di attività di Camminare Insieme, al fine di "anticipare/agevolare" la riflessione in coppia, provvediamo ad allegare il testo introduttivo e la Parola relativa alla serata dal tema ASCOLTARE, che si terrà venerdì 14 dicembre p.v.:

ASCOLTARE: UNA SCELTA, UNA DECISIONE

Ognuno di noi ha sviluppato dei modi di ascolto che non sempre, consentono di entrare in contatto con ciò che l'altro/a, ci sta comunicando. Spesso ci costruiamo degli ostacoli all'ascolto, a causa di alcune paure:

- paure di sentire cose che non ci farebbero sentire accettati;

- paura di essere coinvolti nelle altre situazioni;

- paura di doverci mettere in discussione;

- paura di sentirci confermati nei nostri aspetti negativi, per i quali noi stessi non andiamo fieri;

- paura di scoprire il nostro coniuge diverso da quello che crediamo di conoscere o da quello che ci aspettiamo che sia.

Lei dice : “sono già le otto” ; Lui sente : “devo scappare” oppure “con te mi annoio”

Lui dice : “è un po’ salato” ; Lei sente : “non sai fare da mangiare”

Lei dice : “ti amo” ; Lui sente : “sei mio”

Il senso delle parole che pronunciamo o ascoltiamo, non è quello del dizionario, ma quello della nostra storia, dei nostri timori, delle nostre aspettative.

Come riuscire a comunicare ?

• Tentando di essere chiari e sentendoci responsabili di ciò che diciamo – parliamo semplicemente ed in modo trasparente di noi usando la prima persona invece di parlare dell’altro usando il “tu”;

• Imparando la lingua dell’altro.

Analizzando il nostro comportamento abituale ci rendiamo conto di come vogliamo apparire agli occhi degli altri. Per esempio, di fronte alla frase "Ho avuto alcuni problemi sul lavoro", la nostra reazione abituale dell'ascolto può essere duplice:

• quello di mostrarci come una persona efficiente agli occhi degli altri, dando consigli e trovando soluzioni;

• quello di mostrarci come una persona accogliente cercando di minimizzare il problema accaduto;

In entrambi i casi non ascoltiamo veramente il nostro interlocutore.
Ascoltare veramente, non significa solo prestare attenzione alle parole, ma accettare la persona che sta parlando. Ascoltare vuol dire dare importanza alla persona che parla e vivere ciò che sta comunicando, facendo diventare importanti anche per noi, i problemi che ci vengono comunicati. Quando ascoltiamo veramente, incoraggiamo l'altro a dirci di più e facciamo domande per capire meglio colui che parla, attraverso le sue risposte.

Possiamo ripetere ciò che abbiamo capito per ulteriore verifica, ma senza formulare giudizi e senza metterci sulla difensiva. Ascoltiamo ciò che vuole comunicarci anche attraverso il modo con cui si muove, in cui sta seduto, con cui muove le mani, dove sta guardando …)

Noi tutti abbiamo bisogno di essere ascoltati perché abbiamo bisogno di essere amati e di essere considerati importanti e speciali per chi ci ascolta. Attraverso l'ascolto costruiamo un più profondo rispetto l'uno per l'altro ed un forte senso di appartenenza e vicinanza.

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Luca 1,26-37

26 Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazaret, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L'angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell'Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all'angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L'angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà dell'ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace».