domenica 20 febbraio 2011

Annuncio:"Settimana di Spiritualità", 28 febbraio - 5 marzo 2011

Forania di Palmanova Parrocchia “SS.mo Redentore” Palmanova

Settimana di Spiritualità Duomo di Palmanova

28 febbraio - 5 marzo 2011

IL “CENTRO ALETTI”

La “Settimana di Spiritualità” sarà guidata, come lo scorso anno, da Sara Staffuzza appartenente al “centro Aletti” di Roma.
Il “Centro Aletti” è un centro studi e ricerche che si affianca alla missione che la Compagnia di Gesù svolge al Pontificio Istituto Orientale di Roma.
Si rivolge soprattutto a studiosi e artisti di ispirazione cristiana del centro ed est Europa per creare occasioni di incontro tra loro e colleghi dell’ovest.
Promuove la convivenza tra ortodossi, cattolici di rito orientale e latino nell’ottica della crescita di ciascuno nella propria Chiesa.
Insieme si studia l’impatto tra la fede cristiana e le dinamiche culturali della modernità e post modernità.
Cerca di rispondere agli interrogativi delle donne e degli uomini d’oggi tenendo conto della tradizione cristiana dell’Oriente e dell’Occidente in modo da poter insieme indicare Cristo Vivente.
Sara Staffuzza è nata a Trieste nel 1963. Ha concluso la Facoltà di Filosofia con indirizzo psicologico a Trieste ed ha ottenuto nel 1997 la licenza in Teologia Orientale al pontificio Istituto Orientale.
Lavora come vicedirettrice nella casa editrice “Lipa” e nella pastorale diretta con colloqui, ritiri, esercizi spirituali.

venerdì 7 gennaio 2011

Gennaio 2011: “Come è difficile essere donna (e madre) oggi” a cura di Daniela e Fabrizio

Introduzione

Le dinamiche che ruotano attorno alla figura della donna toccano il ruolo di madre, moglie e lavoratrice in ambito domestico e professionale. Tutti questi aspetti possono essere interpretati per definire il ruolo della donna oggi.

Le Sacre Letture

"Cosa dice la Bibbia a proposito delle donne che lavorano?" – secondo l’interpretazione corrente
La Bibbia dà istruzioni sul ruolo della donna. In Tito 2:3-4, Paolo insegna che una giovane sposa deve essere guidata da una donna più anziana: “.. anche le donne anziane, (..), incoraggino le giovani ad amare i mariti, ad amare i figli, ad essere sagge, caste, diligenti nei lavori domestici, buone, sottomesse ai mariti, perchè la Parola di Dio non sia disprezzata.” In questo passo la Bibbia è chiara riguardo ai figli: è lì che la donna è responsabile. Le donne più anziane devono insegnare alle giovani a vivere una vita che porti Gloria a Dio.

In proverbi 31 si parla di una “moglie dal nobile carattere”. Iniziando dal versetto 11, lo scrittore loda la donna che fa ogni cosa per la cura della sua famiglia. Lavora con diligenza per mantenere l’ordine nella casa e nella famiglia. Nei versetti 16, 18, 24 e 25 spiega che essa è talmente operosa che è in grado di lavorare di più per portare aiuto alla sua famiglia. La motivazione di questa donna, di cui si parla nel brano, è importante poichè il suo impegno nel lavorare non era fine a se stesso, ma finalizzato per il benessere e la cura del suo nido.

Stava provvedendo per la sua famiglia, non per la sua carriera o per la competizione con i vicini di casa. Il suo lavoro era secondario rispetto alla sua vera chiamata principale, e cioè curarsi del marito, dei figli e della casa.

Nella Bibbia non vi son passi che vietano il lavoro alla donna. Piuttosto la Bibbia insegna le priorità nel ruolo della donna. Se lavorare fuori casa comporta un allontanamento della donna dal suo ruolo principale di madre e moglie, è allora sbagliato che quella donna lavori fuori casa. Se invece una donna Cristiana lavora e provvede a sostenere la sua famiglia e a prendersene cura, va benissimo che essa lavori. Tenendo a mente questi principi, in Cristo abbiamo la libertà. Nè la donna che lavora, nè la donna che sceglie di stare a casa, deve essere condannata.


Marta e Maria
Luca 10,38-42

In quel tempo, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo accolse nella sua casa. Essa aveva una sorella, di nome Maria, la quale, sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola; Marta invece era tutta presa dai molti servizi. Pertanto, fattasi avanti, disse: “Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti”. Ma Gesù le rispose: “Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose, ma una sola è la cosa di cui c’è bisogno. Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta”.


COME È DIFFICILE ESSERE MADRE E DONNA OGGI
A Cura di Daniela

Avevo iniziato a cercare spunti per una discussione sul rapporto tra nuove tecnologie ed i bimbi. Avevo iniziato a scrivere ma non riuscivo ad appassionarmi così ne ho parlato con Fabrizio ed abbiamo deciso di indirizzare la nostra attenzione verso un argomento che mi sta più a cuore: come è difficile essere madre e donna oggi.

Difficile conciliare la spinta propulsiva che accompagna il DNA delle giovani donne verso carriera, politica, soddisfazioni anche professionali, tempo da dedicare alla propria cultura, e l’essere figlie di un mondo ancora troppo tradizionalista, in cui si confondono i solidi valori religiosi, familiari ecc con l’ipocrita rappresentazione di essi, teatro povero che ancora domina le nostre scene.
Donne cui è richiesto di ESSERE tutto- figura incompleta se lavora ma non è madre, se è madre ma non lavora, se è madre, lavora ma non fa volontariato, se è madre, lavora, fa volontariato ma non è stravolta a puntino, sempre comunque con il sorriso celeste della sofferenza religiosa stampato sul volto. Essere stravolta dalla fatica delle piccole, ripetute azioni quotidiane è ancora un valore. Di eredità cristiana? O di una pessima lettura, stravolta, della figura della donna nel cristianesimo?
Pazienti, impegnate su più fronti, inclusi il volontariato e l’assistenza agli anziani in casa, madri affettuose ma ferme, mogli affettuose e basta, ancora pazienti, infinatamente pazienti con il marito. La parola baby-sitter è ancora accompagnata da sguardi obliqui- ma non ce la fa da sola? E la nonna, non si sacrifica ancora per tutti i nipoti che si ritrova ad accudire in giornata alla veneranda età che si ritrova?Badante per il vecchio papà? Ma non l’assiste lei? LEI? Anche il suocero, si intende. Che brava, per trent’anni a casa con la suocera inferma. Sugo Barilla? Ma non fa lei la passata in casa, non ha tempo per un orticello? Ma come, congeli le minestre? Perché non glie la fai fresca ogni giorno? Ci vuole un attimo. Hai una signora che ti dà una mano a fare i lavori in casa? Non ce la fai da sola, almeno nel weekend? Un figlio solo? Forse sei un pochino egoista?Non dormi da mesi? Ma è per i tuoi figli, e poi noi donne ci siamo passate tutte, non lamentarti, non puoi. E poi a quel figlio, se maschio, siamo ancora pronte a stirar le camicie a trent’anni, perché lui, poverino, è stanco, e lavora…e a mandare il tupperware con il cibo per l’intera settimana, altrimenti, poverino ancora, dimagrisce. Mai sentito per una figlia di 30 anni.

Ci vuole un attimo per tutto, fuorchè per sé stesse. Non parlo di shopping. Parlo di quel silenzio che facciamo difficoltà a trovare per alimentare l’anima, di quegli sguardi di intesa tra noi che ci aiuterebbero, quell’autostima che faremo difficoltà a trasmettere ai nostri figli, se continueremo a sentirci sempre e solo in dovere verso il resto del mondo.O meglio: SOLO NOI, in dovere. Aguzzini di noi stesse.
Quanti figli maschi, uomini adulti, accompagnano le madri alle visite mediche, o le assistono in ospedale? La tutela , la cura, l’educazione, nella vita che ci interessa, quella di ogni giorno, delle piccole cose di ogni giorno, sono ancora in mano alle donne. Donne padrone e schiave del sistema. Mi fa ridere il Ministero per le pari opportunità. È vergognoso che esista in un paese che si dice evoluto. Denuncia una carenza mentale, culturale, un’arretratezza che condiziona le donne in ogni campo. Non lo voglio, perché non è stipendiando un ministro e il suo entourage che si cambia la mentalità.

Inoltre, inutile anche aprire una parentesi su come sia facile oggi svilire ancor più la figura della donna, aggirando gli ostacoli del dovere per facili guadagni..in politica come sul piccolo schermo. Ma non è qui che voglio soffermarmi, perché voglio pensare che ogni donna con un grano di buon senso in zucca non aspiri a questo…e perché di aspiranti vallette, nella nostra zona, non ne ho ancora conosciute, per fortuna J.

Quante mamme che lavorano partecipano alle conferenze, alle riunioni fuori casa, di sera…certo, si vede anche qualche papà. Per quanto mi riguarda, ancora lontani dalla fatidica quota 50 e 50. beh, mi si dirà, sono molti di più i padri che lavorano fino a sera, rispetto alle mamme. Benissimo, dico io, allora voi babbi smettete di considerare queste riunioni come facoltative, e mentre la mamma è fuori casa, lavate i piatti, sparecchiate, e mettete i pargoli a nanna. Ormai dovreste sapere dove sono pigiamini e mutande.
Sono ancora molte le mamme, che lavorano, istruite…che dicono: partecipasse anche lui a queste riunioni. Sui figli, sulla scuola. Invece corro a casa, gli faccio un briefing, mi guarda di sbieco, apre un orecchio, cercando di filtrare le mie parole, setaccia uno o due concetti chiave, e già mi basta, meglio di niente.Bene, mi ha quasi ascoltato.

Mi fermo qui, perché avrei ancora molto da dire. Non parlo di neofemminismo. In un bell’articolo sul Corriere, si descriveva come il termine risulti ormai anacronistico per molte giovani donne- il femminismo odorava di un NOI che oggi non esiste, di militanza, di passione per un bene comune. Quel “noi” non esiste più, e francamente non so se sarebbe effettivamente fuori da tempo, oggi. Chi combatte battaglie per un obiettivo comune? Quasi nessuno. E poi perché creare schieramenti contrapposti? Quando ciò di cui c’è più bisogno è solo maggiore cooperazione, TRA donne e CON gli uomini? Più ASCOLTO, forse? È vero, i tempi son cambiati, le attività sono frenetiche, le ore non bastano mai.E infatti non parlo delle ben note difficoltà logistiche per conciliare lavoro e famiglia. Non è di un’altra lotta , di tempo da spendere in asfittiche militanze ciò di cui abbiamo bisogno. Ma di più dialogo, di più ascolto, di più INCONTRI, come questi, come queste serate. In cui parlare significa condividere per capire e PROGREDIRE. Momenti in cui ci si ferma, e si riacquista ciò che di noi fa degli uomini e donne- le relazioni, l’indagare, l’investigare, il conoscere per il progresso comune. È una necessità che ritengo sempre più viva e sentita, specie dalle donne di oggi. Usciamo per confrontarci, per interrompere quel velo di omertà e chiusura che relegava ogni questione entro le mura di casa, ipocritamente…certo, così la famiglia, o almeno quella famiglia, era salva, agli occhi di tutti. E la donna, è risaputo, si sobbarcava il lavoro più duro, DOVERE era l’unico verbo a cui rispondere signorsì, in silenzio, e guai a lamentarsi.
E invece forse a questo dovremmo arrivare..a condividere di più, ad essere più generosi, anche in famiglia. A smettere di guardarci l’un l’altro con la mente intrisa di preconcetti. A donarci del tempo l’un l’altro, per parlare, o anche solo per condividere il silenzio. Senza i mille muri che ancora affollano le nostre ristrette vedute, e che ancora in molti, nella nostra società, sono pronti a puntellare e rafforzare. Per comodità, per ipocrisia, per ignoranza, perché poveri nello spirito.

MI sento figlia della generazione di mezzo… forse sarà solo mia nipote che riuscirà a vedere le cose più linearmente, semplicemente,in un’Italia finalmente senza ministero per le pari opportunità.


Riflessione Maschile n.1: Se le donne in Italia non fanno carriera e’ colpa dei loro mariti?

A Cura di Fabrizio


Si dice che la società italiana sia permeata di maschilismo tanto che, parafrasando la giornalista Lucy Kellaway, le donne, nella torta dell’ascesa sociale, arrivano solo al livello del “marzapane” e mai a quello della “glassa”. Figurarsi poi al livello della ciliegina!
Nella classifica delle prime 50 donne del mondo del business, figura solo un’italiana, Emma Marcegaglia mentre abbondano manager cinesi mentre in cima c’è una signora indiana (a capo della Pepsi).

Perché le donne italiane non sono presenti in questa classifica? Eppure siamo la sesta potenza economica al mondo. Se si allarga un po’ il raggio dell’analisi, si finisce coll’osservare che, quanto a donne con incarichi prestigiosi e di rilievo, il nostro paese è carente in praticamente tutti i campi economici e sociali. Un aneddoto su tutti è il fatto che in tutta la sua storia, l’Italia ha avuto un'unica donna ad aver raggiunto il rango di “ambasciatore di grado”!

Si dice che la causa del divario uomo-donna siano gli uomini che dominano le posizioni di rilievo sul lavoro e di fatto discriminano le donne. Tuttavia, sempre la Kellaway (“Breaking the glass ceiling at home”) osserva come tra le top 50 manager mondiali praticamente tutte hanno dei mariti che si sono adattati alle esigenze di carriera della moglie.
Fare carriere ad alti livelli significa viaggiare, fare le ore piccole, lottare per ogni spazio ed ogni vittoria è sofferta. Nessuno riuscirebbe a sopportare di arrivare a casa dopo tutto questo viaggiare e faticare per continuare la lotta tra le mura domestiche. Per questo, il segreto è un marito che assecondi le aspettative di carriera della moglie. Marito che deve essere un supporto e quindi parimenti intelligente ma che sia disponibile a rinunciare alla sua di carriera, per essere da complemento con i figli e con le faccende della vita familiare di una moglie che non puó sempre esserci.
Qui si presenta il caso dell’uomo alpha ovvero dell’uomo con l’istinto del capo. L’uomo alpha, per sua natura, non accetterà mai di avere una moglie che guadagna di piú e che ha una carriera piú fruttuosa della sua. Di conseguenza, sará la moglie a doversi adattare all’uomo alpha e rinuciare alla carriera. A questo va aggiunto che alle donne alpha di solito piacciono gli uomini alpha, e immancabilmente si cade un circolo vizioso dove l’uomo alpha comunque vince (o si divorzia).
Quello di cui le donne alpha hanno bisogno è un uomo beta; ovvero, del partner che accetta di essere lui a ridimensionare le sue aspettative di carriera per supportare invece quelle della moglie.

Ma voi ce lo vedete l’homo italicus supportare la moglie in carriera? Che i veri nemici delle pari opportunità siano i mariti e non i colleghi di lavoro?

Riflessione Maschile n.2: 8 Marzo, Festa della donna o festa degli ipocriti?

Festa della Donna: Mai come ora le donne friulane sono libere ed emancipate. Si sono emancipate a tal punto che ricoprono incarichi importanti sia nella cultura locale (la prima rettore donna d'Italia é la Compagno dell'universitá di Udine), che nella politica locale (es. la Serracchiani), sia nell'impresa (ad es. Giannola Nonino) che nelle forze armate (es. le due prime ufficiali Alpino d'Italia sono friulane di cui una di Castions di Strada). Oggi la femminilitá é un vantaggio in tutti i campi, non un fattore di cui vergognarsi. Le donne friulane non hanno mai avuto paura di dire la loro e continuano ad essere dei pilastri della societá alla pari degli uomini.
Festa degli Ipocriti: C'é la mancanza cronica di asili nido e asili aziendali che azzoppa la scelta professionale delle donne, praticamente nel panorama lavorativo friulano non ci sono offerte di lavoro part-time che diano la possibilitá di seguire anche la famiglia come accade nei paesi occidentali più avanzati, le giovani laureate trovano per di più solo lavori di ripiego, le possibilitá di fare un figlio si riducono a causa dei contratti "altrimenti flessibili" che vengono imposti alle giovani e che per lunghi anni non danno stabilitá, le statistiche poi ci dicono che oltre la metá delle giovani mamme hanno dovuto lasciare il lavoro dopo un figlio...
Festa della Donna o Festa degli Ipocriti?

giovedì 30 dicembre 2010

Dicembre 2010: La Comunità nella vita della famiglia e la famiglia nella vita della Comunità a cura di Donato e Silvia

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Avverrà come a un uomo che, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.

Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele – gli disse il suo padrone –, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l'interesse. Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”».

Parola del Signore.


Nella parte finale (Matteo 25,28-30) troviamo la parola del padrone che chiarisce la parabola: il padrone chiede di togliere all’ultimo servo il talento e darlo a chi già ne ha: "Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha." Ecco la chiave che chiarisce tutto. In realtà i talenti, "il denaro del padrone", i beni del Regno, sono l'amore, il servizio, la condivisione, il dono gratuito, la lealtà, la correttezza, l’onestà (anche intellettuale). Talento è tutto ciò che fa crescere la comunità e che rivela la presenza di Dio. Quando ci si chiude in se stessi per paura di perdere il poco che si ha si perde perfino quel poco che si ha, perché l'amore muore, la giustizia si indebolisce, la condivisione sparisce. Invece la persona che non pensa a sé e si dona agli altri, cresce e riceve sorprendentemente tutto ciò che ha dato e molto di più. "Perché chi vorrà salvare la propria vita la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 10,39).

La Comunità nella vita della Famiglia e la Famiglia nella vita della Comunità

Dal sito della Regione Toscana:

“la comunità fa riferimento all’insieme delle relazioni personali, sociali e istituzionali che permettono l’agire sociale, sostenuto da un forte sentimento di appartenenza e teso alla valorizzazione dei beni relazionali, oltre che allo sviluppo complessivo dell’intero contesto. Un’insieme di relazioni quindi, in grado di proteggere i contesti di vita dall’incomunicabilità e dal ripiegamento nel privato dei suoi abitanti”.

Sette anni fa una persona che stimo molto, durante una cena, mi chiese: “Cos’è che non funziona nella comunità di Palmanova? Cosa è che contraddistingue, che tiene insieme i palmarini?” In quel momento sentivo che la comunità di Palmanova fosse disgregata, senza un vero senso di
appartenenza, e potevo anche identificare i motivi che hanno determinato questa situazione. Allora non vivevo questo, però, come un problema, perché in determinate condizioni si può vivere anche senza avere una comunità di riferimento. Adesso la situazione è secondo me immutata, anzi forse anche peggiorata, ma sono cambiato io, il mio modo di vivere e vedere le cose, sono cambiate le nostre necessità (3 figli in effetti qualche cambiamento nella vita di una coppia lo portano) per cui adesso sento la necessità di avere intorno una comunità e questo è diventato per me un problema. Mi piacerebbe essere inserito in una comunità viva, partecipe, che abbia degli obiettivi comuni legati alla qualità della vita nella nostra città. Mi piacerebbe che i miei figli possano contare sulla comunità in cui sono inseriti, non solo considerati dei cittadini, degli allievi, dei clienti, degli elettori, ecc…
Così non è.
Intendiamoci, non è un problema solo di Palmanova. L'immagine attuale dell'Italia è quella di un Paese statico, con una scarsa mobilità sociale, un Paese in cui i fenomeni di malcostume delle classi dirigenti politiche, economiche ed amministrative sembrano essere all'ordine del giorno, un paese individualista, in cui è più importante essere furbi che intelligenti, in cui si è perso il senso del dovere morale, professionale, sociale.

Quello che emerge è un Paese in cui sia la maggioranza delle persone sia la politica hanno smesso di sdegnarsi per le esasperazioni presenti nella società, che ha rinunciato all'idea di identificare la propria azione con un nuovo senso civico, con innovate regole collettive e di modus operandi, con un nuovo valore della comunità e dei beni collettivi.

Contro tutto questo SEMBRA esserci una protesta diffusa, presente in misura abbastanza costante in tutti i settori sociali e in tutte le realtà locali del Paese, contro una società che pare non premiare il merito individuale, l'onestà, il seguire principi morali.
Sembra, ma in effetti spesso sono solo parole. La maggior parte delle persone si adegua, approva o comunque non fa nulla. Il ripiegamento individualista, il vuoto di senso civico di questi anni, l'incapacità di fare squadra sono sì il prodotto dell’incapacità della attuale politica di dare prospettive di senso sul futuro del Paese, della vittoria del possedere sull’essere, del consumismo esasperato, ma anche il risultato dell'incapacità di ritrovare forme di coinvolgimento in grado di smuovere identità e passioni. Tutto questo spinge ciascuno, comprensibilmente, a occuparsi solo di sé e del suo bilancio, nulla degli altri, non dico dei poveri immigrati, ma nemmeno dei propri figli. Come? Non ci occupiamo dei nostri figli?

Ma certo che ce ne occupiamo: ci occupiamo che siano vestiti bene, bene educati, che facciano bene a scuola, che abbiano una dieta sana, eccetera eccetera eccetera. Ma ci occupiamo allo stesso modo del loro futuro generazionale, del mondo in cui loro saranno immersi? Un mondo sempre più inquinato, conflittuale, egoista.

C'è quindi, secondo me, il bisogno forte e imprescindibile di una nuova etica, o forse della riscoperta di una vecchia etica da reinserire in un mondo nuovo, di un insieme di costumi, norme e modelli di comportamento in grado di guidare le azioni degli individui entro una determinata comunità e capaci di determinare, nel loro insieme, una nuova dimensione della comunità stessa.
E’ sicuramente più facile parlare che agire. Quanti giri di parole, quanti dibattiti sterili, nella società della comunicazione conta più la facciata che quello che essa nasconde.
Se ci guardiamo intorno, vediamo un ambiente agognante, un'atmosfera opprimente, un universo di persone sole, che non interagiscono. Vediamo tanti muri, fisici e psicologici, che oscurano l'orizzonte. Ma se guardiamo con più attenzione, notiamo sulle case dei pannelli solari, dietro le finestre gruppi di persone che si trovano per consociare gli acquisti, per parlare di un'altra via possibile, per cercare di organizzare un tempo scuola diverso che venga incontro alle necessità delle famiglie, vediamo all'angolo della strada un giovane che raccoglie firme per una causa in cui crede, un altro impegnato in oratorio.

Perchè per quanto la comunità sia in difficoltà, è vero anche che la sua ricerca non avrà mai fine. E questa ricerca, pur partendo e passando da azioni e interessi personali, ha sempre come obiettivo il benessere comune, del territorio e degli abitanti, e quindi, in sintesi, della comunità stessa.
C’è sempre qualcuno che ha il coraggio e la voglia di fare, di esporsi, e non solo di delegare.
Quindi qualcosa si muove. Da alcune indagini fatte dall’ANCI emerge che il valore del senso civico come determinante della qualità della vita assume una rilevanza via via crescente. Cresce dunque l'importanza attribuita ad una convivenza fatta di rispetto delle regole e dei concittadini, e si fa largo la consapevolezza che il bene comune sia la premessa per il benessere individuale.
Cresce e si accentua il bisogno di comunità, la necessità di vicinanza, di cura collettiva, di sicurezza intesa come garanzia di vita e di relazione. Cresce il bisogno di solidità della società e anche quello di collettività, di rapporto con l'altro, di accoglienza. La società cittadina oggi è una società che avverte disagi e fastidi, ma riscontra anche la valenza e l'importanza dell'incontro, dello scambio, dell'interazione. E' una società che, sotto gli effetti della crisi (economica, ma anche di valori), cerca di fuoriuscire dalle proprie barriere, da identità troppo uniche, da individualismi acutizzati.
Cerchiamo quindi di riprendere fiducia nelle azioni nostre e altrui, nelle parole dette e ascoltate, nei desideri personali e collettivi, consapevoli di essere su un'unica barca, e di avere ognuno di noi un timone e la responsabilità di decidere dove indirizzarlo.
E quindi ???????
E quindi, proviamo a fare tutti una magia, un grande “ABRACADABRA”, che deriva dall'aramaico
“AVRAH KADABRA” e che significa “io creo come parlo”: parlare del cambiamento lo rende possibile. Ritorniamo a noi, alla nostra comunità. Cosa possiamo fare?

Innanzi tutto essere ottimisti ed orgogliosi di ciò che siamo e di ciò in cui crediamo.
Ottimisti perché, a furia di cercare persone che abbiano voglia di cambiare le cose finiremo per trovarle ed alla fine ottenere dei risultati.
Orgogliosi perché è giusto esserlo, quando ciò che siamo è frutto di scelte consapevoli, anche se
controcorrente:
La famiglia è “morta”? La famiglia è in crisi? La nostra sta benissimo e ne siamo orgogliosi!
Gli italiani non fanno figli? Grazie a Dio noi ne abbiamo e ne siamo orgogliosi!
Gli italiani sono cattolici solo per tradizione? Noi no, noi crediamo e ne siamo orgogliosi!
La comunità in cui siamo inseriti sembra essere “inferiore” a quelle con cui ci si può confrontare, anche a solo pochi KM di distanza? Purtroppo forse è vero, ma ci stiamo lavorando! E non dimentichiamo tutto il “buono” che comunque c’è nella nostra comunità, per esempio i volontari delle molte associazioni presenti nel nostro comune. I palmarini se ne fregano della propria comunità? Probabilmente qualcuno sì, è fisiologico, ma NON tutti!

Ognuno vive solo per se stesso? Noi abbiamo degli amici su cui contare, una piccola rete di famiglie che è di grandissimo aiuto. La politica ed i media ci mostrano una società priva di principi e valori, egoista, i cui unici obbiettivi sono comparire in televisione e arricchirsi per “possedere” cose e persone? Noi cerchiamo di vivere secondo principi diversi!
E poi? Poi bisogna fare qualche cosa in più.

Innanzitutto essere testimoni di quanto sopra: superiamo il “Yes, we can”, per testimoniare il “Yes, we do it!”
Le vere rivoluzioni sono quelle che partono dal basso: siamo palmarini, siamo friulani, siamo italiani, siamo europei, siamo parte dell’umanità. Tanti piccoli cambiamenti, fatti da tanti piccoli uomini, possono portare a grandi risultati. Quelli che la nostra società attuale, o perlomeno quella rappresentata dai media, non persegue più. Io penso che Palmanova abbia capacità ed energie positive, che però operano distanti tra loro, spesso in una condizione di reciproca indifferenza. Si tratta di singoli cittadini, gruppi, associazioni, enti e imprese impegnati in piccole e grandi battaglie quotidiane di solidarietà, di rispetto per l’ambiente, di sviluppo economico e sociale. Quanto saremmo più forti se sui temi comuni e condivisi riuscissimo coordinarci, a parlare con una voce sola? Qui sono presenti persone impegnate nella politica locale, che collaborano con la parrocchia, che seguono attivamente la scuola dei propri figli e associazioni di volontariato: questa sera vogliamo confrontarci con voi su quali sono le possibili strade da seguire per contribuire a migliorare la comunità in cui vive la nostra famiglia.

Concludendo …. andiamo e spendiamo i nostri talenti. Impegnamoci per sostenere ciò in cui crediamo e per cambiare ciò che nella nostra comunità, secondo noi, può essere migliorato. Lo dobbiamo ai nostri figli, lo dobbiamo alla nostra comunità, lo dobbiamo anche a noi stessi.

Bibliografia:
• Il Vangelo secondo Matteo
• Ripartire dai (Beni) Comuni: dalla crisi delle comunità a nuove strategie di governo del territorio – Elena Gasparri
• Un pediatra per amico n. 5/2010
Sitografia
www.comunisolidali.org www.anci.it www.conferenzafamiglia.it
www.regione.toscana.it www.cittalia.com www.fantapalermo.it

giovedì 23 dicembre 2010

Buon Natale da Tiziano, Adina, Francesca e Matteo

Auguri auguri…

Auguri per un Felice Natale,
auguri in questa notte speciale.

Auguri per una giornata gioiosa,
piena di luci, di dolci e molto festosa.

Auguri a te e ai tuoi cari,
auguri di cuore davvero speciali.

Auguri da tutti noi in questo Santo Natale!

Tiziano, Adina, Francesca e Matteo.

&

Birba!

venerdì 10 dicembre 2010

Calendario (Modificato) di Camminare insieme 2010/11

Ottobre 2010
Sara e Rosario
La "vergogna" di essere cristiani nella società di oggi.

Novembre 2010
Tiziana e Stefano
Come raccontare ai figli "la famiglia" (nelle sue diverse forme) nella società di oggi.

Dicembre 2010
Silvia e Donato
La comunità nella vita della famiglia e la famiglia nella vita della comunità.

Gennaio 2011
Daniela e Fabrizio
La figura della donna oggi.

Febbraio 2011
Cristina e Denis
La famiglia cristiana e la vita quotidiana.

Marzo 2011
Adina e Tiziano
Il taglio del cordone ombelicale con i nostri figli: come lo viviamo all’interno della coppia?

Aprile 2011
Monica e Giovanni
Il conflitto tra l’essere e l’apparire

Maggio 2011
Paola e Flavio
La comunicazione con i figli in relazione alle tappe evolutive

Giugno 2011
Isa e Silverio
Le cure parentali